10/07/2026
Da gennaio 2026, il Livret A (il principale libretto di risparmio regolamentato francese) sta vivendo una situazione mai vista dalla liberalizzazione della sua distribuzione nel 2009: cinque mesi consecutivi di deflusso netto, cioè più prelievi che depositi. Non si tratta di un episodio isolato, ma di un vero cambiamento di fondo nel modo in cui i francesi collocano il proprio denaro. Ecco cosa dicono i numeri, e perché questa tendenza ha buone probabilità di proseguire.
Nei primi cinque mesi del 2026, oltre 5 miliardi di euro sono usciti dal Livret A, secondo i dati della Caisse des Dépôts. Solo a maggio, il deflusso ha raggiunto 630 milioni di euro. Il LDDS (l’altro grande libretto detassato) segue la stessa traiettoria, con 710 milioni di euro di prelievi netti da gennaio, e persino il LEP, remunerato al 2,5%, non ne è risparmiato.
La causa è facile da individuare. Il tasso del Livret A è passato dal 3% nel 2023-2025 all’1,7% nell’agosto 2025, poi all’1,5% da febbraio 2026. Nello stesso periodo, l’inflazione è tornata a salire, raggiungendo il 2,4% su base annua a maggio, trainata in particolare dai prezzi dell’energia. In pratica, un rendimento dell’1,5% a fronte di un’inflazione del 2,4% non protegge più il potere d’acquisto del risparmio: è una perdita reale, anche se il capitale resta garantito in valore nominale.
Un altro fattore meccanico: oltre il 15% dei Livret A ha raggiunto il proprio massimale di 22.950 euro. Le famiglie con una reale capacità di risparmio non hanno quindi più la possibilità di versare di più, e sono costrette a cercare altrove.
Due destinazioni concentrano la maggior parte di questi flussi.
L’assicurazione vita, anzitutto, sta vivendo un inizio 2026 storico. Nei primi cinque mesi, i premi hanno raggiunto 88,5 miliardi di euro (+10% su base annua) per una raccolta netta di 28,7 miliardi di euro, ovvero 7,3 miliardi in più rispetto allo stesso periodo del 2025, secondo France Assureurs. Il patrimonio totale gestito supera ormai i 2.162 miliardi di euro. Un dato notevole: non sono solo i fondi in euro, sicuri, a beneficiare di questo afflusso, ma anche le unità di conto, che rappresentano regolarmente dal 34% al 43% dei versamenti a seconda dei mesi. I risparmiatori non si limitano più a spostare il proprio denaro verso qualcosa di “sicuro come il Livret A”: una parte accetta consapevolmente un po’ più di rischio per puntare a un rendimento migliore, con i fondi in euro che hanno reso in media il 2,65% nel 2025, contro l’1,5% del Livret A.
La borsa e i conti titoli, poi, registrano un interesse raramente osservato. Secondo l’Autorité des marchés financiers (AMF), 2,5 milioni di francesi hanno effettuato almeno un’operazione in borsa nel 2025, un record dal 2020. Il numero di investitori in azioni è balzato del 21% su base annua, e quello degli investitori in ETF dell’83%. Un segnale che questo movimento va oltre i soli profili esperti: l’età media degli investitori in azioni è passata da 51 a 48 anni, e quella degli investitori in ETF da 41 a 38 anni in un solo anno. Un barometro di Bourse Direct conferma la tendenza anche sul fronte delle intenzioni: il 35% dei francesi dichiara di voler investire in azioni nel 2026, contro solo il 19% nel 2022. Tra i risparmiatori che già investono in azioni, il 38% passa da un conto titoli ordinario, insieme al PEA (44%), al PER previdenziale (41%) e all’assicurazione vita multiramo (49%) — a dimostrazione che questi strumenti si combinano più di quanto si sostituiscano a vicenda.
Tre logiche si sovrappongono. La prima è puramente aritmetica: quando un investimento senza rischio rende meno dell’inflazione, mantenerlo non protegge più nulla, anzi fa perdere potere d’acquisto anno dopo anno. La seconda è psicologica: i francesi hanno ancora in mente il tasso del 3% offerto tra il 2023 e il 2025, e percepiscono l’attuale 1,5% come un netto peggioramento, il che accelera gli arbitraggi. La terza è generazionale e tecnologica: l’accesso semplificato alle piattaforme di investimento online, la diffusione degli ETF a basso costo e una migliore cultura finanziaria tra gli under 40 spiegano in parte il ringiovanimento degli investitori rilevato dall’AMF.
Questo movimento non significa che il Livret A sia diventato inutile, né che tutti debbano spostarsi in massa verso strumenti più rischiosi. Il Livret A conserva un ruolo preciso: quello del risparmio precauzionale, disponibile immediatamente, senza rischio di perdita del capitale, per far fronte a un imprevisto (in genere 3-6 mesi di spese correnti). Confonderlo con uno strumento di performance a lungo termine è l’errore opposto a quello qui evidenziato. La domanda giusta non è quindi “Livret A o assicurazione vita”, ma piuttosto quale proporzione del proprio risparmio debba restare disponibile e sicura, e quale proporzione possa ragionevolmente essere orientata verso strumenti più performanti, in base al proprio orizzonte di investimento, alla propria situazione fiscale e alla propria tolleranza al rischio.
È esattamente questo lavoro di arbitraggio che Groupe Bianco propone ai propri clienti. Uscire dal Livret A per orientarsi verso l’assicurazione vita o un conto titoli non è una decisione da prendere alla leggera: la scelta del contratto, la ripartizione tra fondi in euro e unità di conto, il dosaggio tra PEA, PER, assicurazione vita e conto titoli, così come l’ottimizzazione fiscale che ne deriva, dipendono interamente dalla situazione personale di ciascuno.
I nostri consulenti effettuano un bilancio patrimoniale completo prima di ogni raccomandazione, per costruire un’allocazione coerente con i vostri obiettivi reali, che si tratti di preparare la pensione, trasmettere il patrimonio o semplicemente far fruttare meglio un risparmio inattivo. Non esitate a contattarci per fare il punto sulla vostra situazione e impostare, o rivedere, la vostra strategia di risparmio.
Questo articolo ha carattere informativo e divulgativo. Non costituisce né una consulenza di investimento personalizzata, né una raccomandazione d’acquisto. Le performance passate non sono indicative di risultati futuri e ogni investimento comporta un rischio di perdita del capitale.